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Mario Monti

Presidente dell’Università Bocconi di Milano. Due volte commissario europeo per il mercato interno dal ‘95 al ’99 e per la Concorrenza dal ’99 al 2004
Per un'Europa senza complessi. Il ruolo della Germania (e dell'Italia)
di Mario Monti*

Giovedì si riunirà il Consiglio europeo, presieduto dal Cancelliere Merkel. I capi di governo, oltre a prendere decisioni per lo sviluppo economico europeo, entreranno in un trimestre di particolare importanza per l’Europa. Dopo il grave disorientamento degli ultimi due anni, l’Unione europea rifletterà sul proprio passato, ricordando il 25 marzo i cinquant’anni del Trattato di Roma. Soprattutto porrà le basi del proprio futuro, delineando nel Consiglio europeo di giugno un percorso che porti entro il 2008 ad un accordo sulla struttura istituzionale dell’Unione. Così i cittadini europei, chiamati nel giugno 2009 ad eleggere il Parlamento europeo, saprebbero per quale Europa vanno a votare.
 
Questo arduo trimestre potrà avvalersi di alcune circostanze favorevoli. Alla presidenza è la Germania: il maggiore Stato membro; tornato ad una buona situazione economica e di fiducia in se stesso; intenzionato a riprendere il suo ruolo tradizionale di spinta nella costruzione europea, dopo anni in cui aveva addossato all’Europa le “colpe” delle sue difficoltà interne; con un capo di governo autorevole, forte di una grande coalizione omogenea sulla politica estera, e che contemporaneamente presiede il G8 e può quindi coordinare l’agenda globale e quella europea.
 
Date le incertezze sulle elezioni francesi e sul tasso di “europeismo” della Gran Bretagna post-Blair, è soprattutto dall’Italia che la presidenza tedesca si aspetta un forte aiuto. Con un presidente del Consiglio, un ministro degli Esteri, un ministro dell’Economia e altri ministri che sono stati guida o membri autorevoli di istituzioni comunitarie; con una visione dell’Europa vicina a quella della Germania; con il ruolo assegnato all’Italia nella preparazione della dichiarazione da adottare a Berlino il 25 marzo, il nostro Paese potrà dare un apporto decisivo. Sempre che la politica interna non offra all’Europa occasioni, come nelle ultime settimane, per guardare a Roma con divertita ironia, più che per recepirne orientamenti e prese di posizione risolutive al tavolo comunitario.
 
Ma forse l’appoggio maggiore ad una ritrovata fiducia e ad una ripresa di vigore nella costruzione europea, lo dà oggi, involontariamente, il maggiore Stato non membro, gli Stati Uniti. Ricordate l’insofferenza verso la UE che, soprattutto tra il 2001 e il 2005, veniva espressa dall’Amministrazione Bush e dall’integralismo neoconservatore americano? Ricordate quei politici e intellettuali europei che, avendo sempre sentito la UE come cosa estranea, trovarono allora il coraggio di attaccarla, dietro lo scudo delle critiche americane? L’Europa era “Venere”, l’America era “Marte”. L’Europa insisteva sullo sterile multilateralismo del passato; il futuro era l’unilateralismo del più forte, che è anche il più buono in quanto investito della missione superiore di imporre il “bene” -  i valori del civilized world – sul “male” (che andava ben al di là del terrorismo). L’Europa, poi, perdeva tempo – e competitività – nel preoccuparsi troppo dei rischi ambientali e del cambiamento climatico, mentre l’America aveva una visione più ottimistica e una politica energetica più audace.
 
Intendiamoci:  le critiche americane non erano sempre infondate; l’Europa deve certo assumersi più responsabilità nella difesa; e sarebbe grave se l’Europa appannasse l’amicizia con gli Stati Uniti e dimenticasse di dovere a quel Paese una storica riconoscenza. Tuttavia, l’Europa può togliersi oggi qualche complesso e ridurre le autoflagellazioni in cui ama crogiolarsi. Nell’ultimo anno, negli Stati Uniti hanno sono prevalse sempre più le posizioni in favore del multilateralismo, presso i Democratici (peraltro – il che è preoccupante – più inclini al protezionismo in campo commerciale), ma anche nella stessa Amministrazione Bush. In materia energetica e ambientale, a Washington si stanno studiando avidamente le politiche avviate dall’Unione europea e che il Consiglio europeo di giovedì cercherà di rafforzare.
 
Insomma, pur operando in un contesto più arretrato e a volte paralizzante, l’Unione europea a volte riesce ad evitare errori che altri compiono e ad esercitare una leadership. Un’Europa senza complessi è un partner   essenziale per gli Stati Uniti. Fa bene Angela Merkel a proporre, per il vertice USA-UE del 30 aprile, il lancio di una “nuova partnership   economica transatlantica”. E’ essenziale che l’Europa ammoderni le sue istituzioni anche per permetterle di esercitare efficacemente il ruolo internazionale che le compete. A questo fine, un accordo sul nuovo trattato è di importanza vitale. Speriamo che la Germania riesca a riavviare il processo. Speriamo che l’Italia possa aiutarla.
 
dal Corriere della Sera del 4 marzo 2007

 

* Mario Monti è nato a Varese il 19 marzo del 1943. Ricopre anche la carica di presidente del “board” del Bruegel, il think-tank europeo istituito a Bruxelles nel gennaio 2005. All’Università Bocconi è stato professore ordinario di Economia politica, lavorando principalmente sui temi dell’economia monetaria, della banca centrale, della politica fiscale e dell’integrazione europea. Ha preso parte a diverse Commissioni, come quella del Ministero del Tesoro sul sistema creditizio e finanziario italiano. Editorialista del “Corriere della Sera”, attualmente è consulente internazionale di Goldman Sachs International

 
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