Mba: cinque critiche su cui riflettere
La formazione economico-aziendale viene valutata in base all’andamento delle iscrizioni alle business school e agli andamenti degli stipendi. Altri però sono i fattori da considerare
di Paul Danos, dean della Tuck School of Business, Dartmouth
Qualche anno fa, quando l’economia era stagnante e il numero di posti di lavoro era inferiore rispetto ad oggi, andava di moda scrivere articoli che mettevano in discussione il valore dei programmi MBA e che predicevano la fine della formazione accademica economica-aziendale. I giornalisti, e perfino alcuni docenti, facevano affermazioni ardite sui problemi della formazione accademica economica-aziendale tracciando errati collegamenti tra le tendenze al ribasso delle iscrizioni alle Business School e la stagnazione dei salari.
Oggi, siamo tentati di respingere quelle conclusioni negative sullo stesso campo argomentativo in quanto le domande di iscrizione all’MBA rappresentano i due terzi in quasi tutte le Business School e la richiesta di laureati in MBA non è mai stata così alta. Tuttavia, credo che si debba resistere a tale tentazione e che si debba, invece, prendere in considerazione le critiche e utilizzarle per ottenere una maggiore consapevolezza della realtà delle Business School di oggi. Che siate un Dean di una facoltà di economia che vuole analizzare la situazione dei programmi MBA o un futuro studente alle prese con la scelta di una facoltà, può essere utile considerare e confutare le critiche rivolte ai moderni MBA.
Dette critiche rientrano principalmente in cinque argomentazioni: le facoltà non sono sufficientemente manageriali; le facoltà non sono sufficientemente scientifiche; le facoltà non sono sufficientemente incentrate sullo studente; il focalizzarsi sulle graduatorie ha distratto le Faculty dal loro più importante compito accademico; il rendimento dell’investimento fatto per conseguire un MBA è negativo.
Secondo il primo gruppo di critiche le facoltà di oggi non insegnano vere e proprie tecniche manageriali, in parte perché gli studenti non hanno abbastanza esperienza per assorbirle. In sintesi, le critiche esprimono la preoccupazione che i giovani studenti MBA si arenino studiando materie dense e arcane che non forniranno loro gli strumenti necessari per diventare dei manager. Credo che questi argomenti non rendano giustizia al modello dello studente MBA. In realtà, lo studente medio di molti programmi MBA non ha 22 o 23 anni bensì 27 o 28 e il tempo che passa alla Business School è un importante complemento a diversi anni di esperienza professionale e non un sostituto. I nostri programmi rappresentano il primo passo di un percorso formativo intenso alla managerialità. Nessuno intende affermare che i nostri studenti arrivino direttamente alla posizione di CEO da subito.
Stando al secondo gruppo di critiche le facoltà economiche non sono sufficientemente scientifiche. Viene sottolineato che la ricerca di facoltà non si basa su metodi scientifici stabiliti e che gran parte della “teoria manageriale” si fondi principalmente su delle opinioni. Coloro che esprimono queste critiche, ovviamente, non leggono le nostre eccellenti riviste scientifiche che valutano in modo rigoroso i risultati e i metodi prima di qualsiasi pubblicazione. Francamente, credo che queste critiche riguardino più i popolari, ma sicuramente meno accademici, best-seller di economia che la vera e propria ricerca pubblicata la cui stragrande maggioranza soddisfa tutti i requisiti accademici.
Il terzo gruppo di critiche considera le facoltà non sufficientemente incentrate sullo studente. È un’osservazione che le Università dovrebbero tenere in considerazione. In Excellence without a Soul: How a Great University Forgot Education, Harry Lewis mostra un chiaro esempio di come una facoltà possa fallire nell’infondere gli ideali nei dirigenti del futuro. Tuttavia, credo che, in questo momento, le facoltà di economia leader stiano affrontando le questioni che Harry Lewis ha sollevato. Gli istituti di formazione più importanti stanno, infatti, facendo un chiaro sforzo per definire cosa sia una buona istruzione puntualizzando i valori comuni, dei curriculum fondamentali e creando una facoltà impegnata e attenta: questo serve da esempio importante per tutto il settore dell’istruzione.
Il quarto gruppo di critiche sostiene che le graduatorie delle Business School rappresentino una distrazione e spostino gli sforzi delle facoltà dalla qualità alle pubbliche relazioni. Come molti Dean, ho vissuto momenti di frustrazione a causa di alcuni risultati nelle graduatorie. Tuttavia, la verità è che non esistono casi di facoltà dedicate e capaci la cui ricerca o insegnamento sia stata distratta da queste graduatorie, anzi spesso quest’ultime contribuiscono a mantenere alta la nostra attenzione nell’essere ragionevolmente incentrati sullo studente. Onestamente, credo che generalmente dette graduatorie siano abbastanza veritiere nelle posizioni assegnate alle varie facoltà (anche se va detto che ci si concentra solo sulle “top-fifty” il che è ingiusto rispetto alle altre facoltà).
Infine, un gruppo di critiche sostiene che il valore pratico di un MBA sia ridotto in quanto non permette di avanzare nella carriera. Basta fare riferimento ad alcune cifre per smontare la veridicità di quest’affermazione. Alla Tuck la media degli studenti americani riesce quasi a triplicare il loro stipendio mentre la media degli studenti stranieri riesce in generale ad aumentarlo di cinque volte; questa tendenza del rendimento dell’investimento è apprezzabile in quasi tutte le più importanti scuole per non parlare delle nuove eccellenti prospettive professionali che l’MBA può offrire.
Molte di queste critiche sono fuorviate, altre sono il risultato di un’eccessiva semplificazione e altre sono forse il tentativo di guadagnarsi un titolo ad effetto. Tuttavia ognuna di queste argomentazioni offre una lezione da apprendere. Che siate rettori impegnati a stabilire la giusta direzione per il vostro programma o potenziali studenti alle prese con la scelta di una facoltà, ritengo sia giusto riflettere su queste critiche e non semplicemente rifiutarle a priori solo perché le tendenze del momento sembrano andare nella giusta direzione.