L’attenzione deve passare dalla quantità dei beni alla qualità dei bisogni soddisfatti
di Elio Borgonovi, presidente del Cergas, Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale della Bocconi
Un editoriale del Financial Times di alcuni mesi fa sosteneva che “è stato un errore privilegiare nell’ultimo decennio politiche di contenimento della spesa per la salute: infatti si sarebbero dovute privilegiare politiche finalizzate ad eliminare in modo mirato gli sprechi o le inefficienze, a garantire l’appropriatezza delle prestazioni, a riqualificare la spesa”. Una “buona” spesa per la tutela della salute, anche se relativamente elevata, può aiutare la crescita economica. In un contesto in cui le tecnologie garantiscono un enorme aumento della capacità di provvedere beni materiali e anche servizi standardizzati, l’economia può continuare a svilupparsi attorno al circuito di consumi-produzione trainato da servizi alla persona. Con l’effetto di spostare l’attenzione dal “benessere” come quantità di beni disponibili al “benestare” (stare bene) come qualità dei bisogni realmente soddisfatti.
Certamente il livello complessivo della spesa destinata alla tutela della salute e la sua incidenza percentuale sul pil sono rilevanti ai fini della sostenibilità macroeconomica e per evitare che ostacoli la ripresa della crescita, tuttavia oggi, e nel futuro, la qualità della spesa e la capacità di definire correttamente le priorità sono elementi ancor più determinanti.
La qualità della spesa è collegata alla capacità di eliminare sprechi e inefficienze e di adottare modelli organizzativi idonei ad aumentare la produttività di ospedali, centri di diagnosi e cura extra ospedalieri, servizi domiciliari, servizi per lungo degenza. Porre attenzione a questi aspetti non significa affatto anteporre criteri economici a quelli tecnico-scientifici o a quelli di salvaguardia delle relazioni interpersonali (umanizzazione delle cure) come temono molti pazienti, medici, infermieri, altri operatori della salute.
Significa, invece, porsi l’obiettivo di dare di più (in termini di risposta ai bisogni di salute) con meno risorse, in modo da consentire di destinare le risorse “risparmiate” con modelli assistenziali efficienti alla cura di altri pazienti.
Migliorare la qualità della spesa significa anche separare la funzione di definire i livelli assistenziali che un certo sistema si impegna a garantire ai cittadini come diritto, dalla funzione di produrre ed erogare concretamente i servizi di diagnosi, cura, riabilitazione che deve essere lasciata a quelle strutture che dimostrano di sapere fare meglio, ossia con il miglior rapporto benefici (per il paziente) – costi (per chi deve pagare), indipendentemente dal fatto che si tratti di soggetti pubblici o privati.
La liberalizzazione e la competizione del sistema di offerta di servizi di tutela della salute devono essere governate da “regole diverse” da quelle con cui sono regolati i mercati di altri beni di consumo. Infatti una attività che tocca direttamente la vita e la morte, la sofferenza o il sollievo delle persone, il rapporto fiduciario con il medico e in generale gli operatori che si “prendono cura delle persone”, l’incontro o l’equilibrio tra bisogno e risposta non può essere lasciata alle dinamiche della domanda e dell’offerta che regola i mercati di generi alimentari, di vestiti, di computer, di eventi sportivi, culturali e dello spettacolo ecc. Occorrono garanzie in grado di tutelare l’interesse pubblico.
Infine, qualità della spesa vuol dire adeguati criteri per definire le priorità, funzione questa che si collega al ruolo della politica nel campo dei sistemi di tutela della salute e della funzione di programmazione da parte dello stato (ministero) o da parte delle Regioni che, oggi, hanno un’ampia autonomia e responsabilità nel settore. Programmazione che, quindi, non deve essere intesa come indicazioni rigide che dal centro si propagano alla periferia (come era considerata in passato) ma come chiare scelte di priorità relative ai tipi di bisogni e ai gruppi di pazienti da privilegiare, elaborazione di indirizzi idonei a far prevalere comportamenti positivi e ad evitare comportamenti negativi (ad esempio: prestazioni improprie, lunghi tempi di attesa, errori).
Da un sistema di tutela della salute ben gestito possono poi trarre grandi benefici quei settori dell’economia che costituiscono il suo indotto quali tecnologie sanitarie, farmaceutiche, protesi e altri beni, settori che in genere sono ad elevata intensità di lavoro e conoscenze, quindi settori avanzati.