Dal 1975, sono stati identificati almeno otto agenti precedentemente sconosciuti: i batteri che provocano la malattia di Lyme, la legionella e l’ulcera gastrica; due nuovi virus dell’epatite e tre nuovi herpesvirus. Sicuramente, ne emergeranno molti altri nel prossimo quarto di secolo.
Il problema della resistenza ai farmaci è già stato discusso; è plausibile, sebbene assolutamente non certo, che le infezioni stafilococciche, la tubercolosi e la malaria un giorno diventino resistenti a qualsiasi antibiotico.
Altrettanto preoccupante è il fatto che almeno dieci virus abbiano saltato la barriera della specie, da animale a essere umano, con conseguenze spesso letali. L’Hiv è soltanto uno di questi a essersi diffuso su scala mondiale, ma vi sono stati anche la Lassa, il virus hanta, l’ebola, l’agente della febbre di Marburg, il virus del Nilo occidentale, il virus di Nipah e diversi altri parassiti tutti in grado di provocare gravi epidemie.
Non c’è nessuna garanzia che uno di loro non muti, diffondendosi ulteriormente. Sebbene con tutta probabilità non sia un virus, dovremmo includere in quest’elenco anche l’agente della Bse e della malattia di Creutzfeldt-Jakob. La possibilità di un contagio da animale a essere umano ovviamente aumenta se i tessuti animali vengono trapiantati negli umani, come già avviene per il pancreas e le cellule del cervello dei maiali; ora sono stati anche proposti trapianti di grandi organi. Finora queste procedure non hanno trasmesso alcun virus, ma, data l’esperienza dell’Hiv, l’idea che ciò possa succedere è alquanto terrificante. Se succedesse, potrebbe non essere esservi modo di tornare indietro.
Poi vi sono i parassiti opportunisti, quelli che approfittano degli individui immunodeficienti, i quali sono sempre di più a causa di Aids; farmaci immunosoppressivi, usati nei trapianti; immunopatologie; e aumentata sopravvivenza dei bambini nati con immunodeficienze congenite, per via del miglioramento nella diagnostica. Il citomegalovirus, la tubercolosi aviaria, la pseudomonade, la pneumocisti, la candida, il criptosporidio, il toxoplasma, il criptococco, la giardia e lo strongiloide in futuro dovranno essere trattati come agenti patogeni pericolosi. Andando molto più in là, potremmo persino immaginare intere popolazioni umane immunodeficienti al punto che gli opportunisti debbano ridurre la loro virulenza per sopravvivere insieme ai loro ospiti.
Ancora più allarmanti sono gli agenti patogeni del tutto nuovi. Ogni volta che il virus dell’influenza gioca la sua pericolosa roulette genetica, potrebbe nascere una nuova pandemia.
Nel 2003, una nuova malattia respiratoria, la Sars, provocò panico mondiale; il focolaio era ancora una volta in Cina. La malattia è provocata da una variante di uno dei normali virus del raffreddore, un coronavirus, probabilmente di origine animale. Al momento della stesura di questo libro (2004), quello che potrebbe diventare un virus persino più pericoloso sta minacciando l’Estremo Oriente: è l’influenza aviaria H5N1, che fin dal 1997 si sapeva essere in grado di contagiare gli umani, ma che recentemente potrebbe aver acquisito la capacità di passare da umano a umano, un passo fondamentale per l’insorgere di una pandemia.
Infine, vi è la prospettiva più spaventosa di tutte: l’uso deliberato di un agente patogeno, o di una sua variante, per scopi bellici. Si sa che diverse nazioni hanno speso somme enormi in questo campo, sia – apparentemente – per scopi protettivi e di controllo (per esempio, Stati Uniti e Regno Unito) sia per scopi apertamente aggressivi (per esempio, in momenti diversi, Giappone, Russia, Sudafrica, Iraq e Corea del Nord).
Almeno venticinque agenti patogeni sono stati considerati come potenziali armi batteriologiche, soprattutto quelli di antrace, peste, vaiolo, botulismo e febbri emorragiche. Date le conoscenze attuali, probabilmente sarebbe possibile creare un microrganismo che provochi qualsiasi patologia desiderata, resistente a tutti i farmaci e vaccini. Potrebbe essere tanto semplice quanto creare un plasmide che porti un insieme completo di geni resistenti agli antibiotici e all’immunità, e permettergli di diffondersi naturalmente. Si dice che proprio una «superpeste» di questo genere sia stata fabbricata in Unione Sovietica. Oppure si potrebbero fondere geneticamente due virus come quello dell’ebola e quello della febbre di Marburg per crearne uno ancor più letale. Potrebbe anche essere possibile costruire un agente che colpisca soltanto un determinato gruppo etnico.
In effetti, l’ostacolo principale per le armi batteriologiche è piuttosto un efficace metodo di diffusione, ma qualunque cosa uno sceneggiatore hollywoodiano possa immaginarsi probabilmente può essere fatta nel tempo, posto che vi sia abbastanza malvagità per farla. Proprio come per i virus dei computer che circolano su internet, è difficilissimo immaginare come attività del genere possano essere controllate senza un «polizia del pensiero» come quella del Grande Fratello di Orwell. D’altro canto, sarebbe praticamente impossibile diffondere un agente patogeno del genere a ogni singola comunità del mondo intero, a meno che gli esecutori fossero determinati a perire insieme a tutti gli altri. Non vedo dunque un vero pericolo di estinzione totale lungo questa strada.
Anticipazione da In salute e malattia (Sperling & Kupfer / Egea)