Per integrare nella vita delle nostre città gli stranieri bisogna partire dal riconoscimento dei diritti fondamentali. Compreso quello al voto. È la ricetta di Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, per abbattere le barriere culturali, economiche e sociali che ostacolano il processo di integrazione
di Irene Consigliere
Dal diritto al voto a quello della casa: l’integrazione degli immigrati passa attraverso il riconoscimento dei diritti fondamentali e non solo attraverso misure sanzionatorie. A pensarla così è Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, città storicamente coinvolta dai flussi migratori a partire dagli anni sessanta quando gli immigrati provenivano sostanzialmente dal sud Italia.
Sindaco, Torino come sta risolvendo il problema dell’integrazione degli immigrati nel tessuto sociale?
Anche oggi come negli anni passati sono presenti alcuni problemi di convivenza, dati in maggior parte dalla differenza culturale fra le comunità e per questo credo destinati ad attenuarsi fisiologicamente. La realtà, e non il problema, dell’immigrazione con cui dobbiamo confrontarci deve tenere conto del fatto che siamo di fronte a un fenomeno che da tempo ha perso il carattere dell’estemporaneità. Oggi le politiche di prima accoglienza dei decenni passati non sono più sufficienti, perciò a queste cerchiamo di affiancare e consolidare politiche che sostengano e promuovano processi di inclusione sociale, di lotta alla discriminazione, di superamento delle barriere culturali, sociali ed economiche che sono ancora di ostacolo alla piena integrazione di moltissima parte della popolazione straniera. Per questo l’amministrazione ha deciso di costituire un assessorato con specifica delega al coordinamento delle politiche di integrazione dei nuovi cittadini, considerando essenziale contribuire a rendere sistematico, complementare ed integrato l'insieme delle iniziative, dei servizi e dei progetti già in atto o da promuovere, in questo ambito.
Come fare degli immigrati una risorsa?
Credo sia necessario partire dal riconoscimento che, anche se sono presenti fenomeni di esclusione e devianza sociale legati soprattutto all’immigrazione clandestina, la maggioranza dei cittadini immigrati che vive stabilmente nel nostro paese, contribuisce alla sua crescita, al suo arricchimento economico e culturale. Si tratta quindi di lavorare in due direzioni, da una parte attuare filtri e misure sanzionatorie efficaci per i delinquenti dall’altra creare le condizioni per il riconoscimento dei diritti fondamentali - dal lavoro, alla casa, all’istruzione alla possibilità di partecipare alla vita sociale - per i nuovi cittadini che onestamente vogliono fare parte della nostra società. Un importante passo per favorire l’integrazione è stato la proposta di dare la possibilità di voto amministrativo agli immigrati regolari senza pendenze penali e residenti qui da almeno sei anni. Bisogna sottolineare che partecipare ai processi decisionali comporta non solo la possibilità di esprimere la propria opinione, ma anche assumersi la responsabilità delle proprie azioni e posizioni. Si tratta dunque di un’iniziativa con cui, insieme ai diritti della persona immigrata, vengono sottolineati i doveri e il rigore nel chiedere loro il rispetto delle regole della nostra comunità.
Quali sono i costi da affrontare?
I cambiamenti sociali non avvengono mai senza frizioni certo. C’è sempre stata e probabilmente ci sarà sempre una certa cultura del sospetto verso il nuovo, verso il diverso. Molto bisogna investire per cambiare questa cultura, per passare dalla diffidenza al riconoscimento della ricchezza della diversità. Il costo è superare questa fase di transizione che non è mai breve e che deve essere continuamente arricchita di spunti positivi e di occasioni di conoscenza e dialogo.