Riforma della Bossi-Fini: ok, la direzione è giusta

Canali di acceso più agevoli per i lavoratori stranieri specializzati, sponsor, nuove regole per i Cpt. Soluzioni positive per il vicepresidente della commissione Affari esteri della Camera, Tana De Zulueta. Che però rilancia: subito una legge sull’asilo

di Andrea Celauro
Le stime ufficiali parlano chiaro: gli stranieri residenti in Italia sono circa tre milioni. Un universo multicolore di persone sempre in bilico tra regolarità e irregolarità. Basta infatti un permesso di soggiorno scaduto nell’attesa del successivo, per far rischiare l’espulsione. “Ho visto molte badanti chiuse nei Cpt perché il loro documento non era in regola”, racconta la giornalista Tana De Zulueta, vicepresidente della commissione Affari esteri della Camera. De Zulueta, in prima linea sul tema dell’immigrazione anche in qualità di presidente della commissione Cultura e immigrazione dell’Assemblea parlamentare euro-mediterrannea, ravvisa nel progetto di riforma della legge Bossi-Fini, messo a punto dai ministri Amato e Ferrero, segnali positivi e possibili soluzioni.

L’immigrazione è uno dei temi sui quali si è più dibattuto negli ultimi anni. Cosa pensa della legislazione attuale, della Bossi-Fini?
La ritengo una legge nata con un intento un po’ demagogico e l’esperienza ha dimostrato che è ‘disfunzionale’, nel senso che è stata messa a punto su presupposti di controllo più rigido e più efficace, ma ha generato moltissima irregolarità. Attualmente, è quasi impossibile far incontrare la domanda e l’offerta di lavoratori immigrati attraverso canali ufficiali, basti pensare che a Roma i tempi di attesa per un permesso di soggiorno sono di 18 mesi e il permesso è valido un anno. In queste condizioni, vi sono stati diversi casi di lavoratori regolari che si sono trovati ad essere irregolari. I problemi dunque li conosciamo, adesso è meglio tentare di immaginare le soluzioni.

E le soluzioni potrebbero venire anche dal progetto di riforma ideato da Amato e Ferrero?
I segnali del governo sono utili soprattutto per riconciliare la domanda e l’offerta, rendendo i canali di accesso più agevoli e ripristinando la figura dello sponsor. Con le dovute cautele, potrebbe essere possibile introdurre anche un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro. Positivo è il nuovo approccio sulle quote, che adesso sono una specie di sanatoria per chi già lavora in Italia: è importante avere dei canali preferenziali per i lavoratori specializzati, anche se il rischio può essere quello di una fuga dei cervelli da alcuni paesi, come già avviene in Africa. Ci sono più medici del Malawi a Londra che nel Malawi stesso. Dovremo quindi attivare dei canali virtuosi affinché non siano viaggi ‘one way’, di sola andata. Tutte queste sono questioni complesse e difficili da affrontare, è chiaro che una legge che le regoli non potrà mai essere perfetta. Ma dare una risposta è la sfida per il futuro.

Che spazio di manovra c’è in Europa per interventi sul tema dell’immigrazione?
Poco, però c’è una grande consapevolezza che dobbiamo darci regole comuni. Finora la cooperazione si è concentrata sulla lotta all’immigrazione clandestina. Ben venga questo tipo di intervento, ma abbiamo fatto invece poco sul fronte delle modalità di ingresso dei cittadini extracomunitari per motivi di lavoro. Siamo noi e la Spagna a promuovere questa visione, mentre Gran Bretagna e Irlanda, ad esempio, sono più per favorire la circolazione all’interno dei paesi Ue. Due approcci molti diversi.

Torniamo in Italia: su quali altri punti bisogna lavorare?
Non possiamo prescindere dalla definizione di un’adeguata legislazione sull’asilo, che attualmente manca: siamo uno dei paesi con i tassi più bassi di rifugiati politici e persone soggette a protezione umanitaria in rapporto alla popolazione. Ne va quindi del rispetto dei principi umanitari se non colmiamo questa lacuna normativa. Su questo punto, comunque, in commissione Affari costituzionali c’è accordo tra diverse forze politiche su un testo base.

Uno dei nodi fondamentali che il progetto di riforma Amato-Ferrero affronta è quello dei Centri di permanenza temporanea.
E’ importante che venga riconosciuto quanto è emerso dal rapporto sui Cpt presentato dalla commissione De Mistura, che faceva notare come la detenzione fosse inefficace e che proponeva il superamento di questa modalità. Bisogna ridurre drasticamente il numero delle persone che vengono inviate ai Cpt, non mandando chi, per esempio, ha il permesso di soggiorno scaduto. Nelle mie visite ho trovato moltissime badanti il cui documento non era più valido: così si precipitano queste persone nella spirale negativa dell’esclusione. Altra cosa fondamentale è che non siano inviati ai Cpt gli immigrati dei quali si deve fare il riconoscimento e quelli che richiedono asilo. Mettendo però l’onere sul cittadino straniero, cioè spiegandogli che se collabora, può avere un trattamento migliore. Il ricorso ai Centri dovrebbe quindi essere riservato ai casi di effettiva espulsione in atto.

In tema di immigrazione poi, non servono solo regole che vietino, ma misure che favoriscano l’integrazione.
La proposta di riforma della Bossi-Fini va nella direzione giusta, là dove suggerisce l’acquisizione dei diritti in base al tempo di permanenza nel paese, è un modo di premiare le persone che collaborano. Inoltre è importante un’altra cosa, sulla quale lo stesso Fini ha concordato in passato: dare il diritto di voto agli stranieri per le elezioni amministrative. In altri paesi europei ha funzionato. Infine, bisogna cambiare la legge sulla cittadinanza, che tutela gli italiani nati all’estero ma non gli stranieri nati in Italia.

Un’ultima considerazione. Come vede il futuro dell’immigrazione in Italia?
Sono ragionevolmente ottimista, il nostro paese continuerà a cambiare. Il fatto che fino a oggi la risposta è arrivata dalle comunità locali, perché mancava una politica nazionale, è stato anche un modo di far emergere i percorsi che funzionano. Dobbiamo far sì che la politica incentivi questi percorsi con regole certe e con il monitoraggio nazionale delle soluzioni locali. Ciò che invece dobbiamo evitare è lasciar fare all’improvvisazione.
 
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