Guglielmo Loy, segretario confederale Uil con delega all’immigrazione, giudica il disegno di legge Amato-Ferrero. Da rivedere il sistema scolastico e previdenziale e l’offerta degli alloggi
di Irene Consigliere
In un mercato del lavoro che sta assumendo caratteristiche più flessibili, anche gli immigrati devono avere la possibilità di inserirsi più facilmente. E una ventata di novità potrebbe arrivare dal disegno di legge Amato-Ferrero riguardante l’immigrazione, che venerdì 23 marzo sarà presentato in Parlamento e che ridisegna il meccanismo d’ingresso dei flussi migratori che dovrebbero avere una programmazione triennale. Una proposta che entro la fine dell’anno dovrebbe essere approvata e che Guglielmo Loy, segretario confederale Uil con delega all’immigrazione, dimostra di apprezzare.
Ma quali sono i miglioramenti apportati rispetto alla precedente legge Bossi-Fini?
Riteniamo che sia positivo il nuovo schema d’entrata sul territorio italiano degli extracomunitari che supera le modalità rigide del precedente sistema e che prevede che possano accedere al nostro Paese anche gli immigrati con un lavoro con durata flessibile, quelli chiamati dalle aziende o che hanno un reddito che gli consenta di sopravvivere. Finora gli stranieri dovevano garantire di avere un’occupazione a tempo indeterminato di almeno 25 ore, ma non penso che sia giusta la discriminazione rispetto agli italiani, che invece possono accedere a lavori interinali. Anche il nuovo meccanismo di assunzione delle colf e delle badanti dovrebbe favorire l’emersione dal lavoro nero e l’incontro tra domanda e offerta dell’attuale mercato del lavoro.
E cosa invece non vi convince?
Intendiamo approfondire la parte relativa agli immigrati che dispongono di una rendita personale perché non crediamo che presenti ancora dei parametri chiari.
Infine quali sono le vostre proposte per rendere più efficace la nuova legge?
Sono tre i punti sui quali vorremmo intervenire. Innanzitutto sulla scuola. A questo proposito penso che l’offerta ai 500 mila studenti extracomunitari sia inadeguata. In secondo luogo dovrebbero essere riviste le norme che regolano la previdenza. Non credo infatti che sia corretto che lavoratori che hanno un’anzianità contributiva di 15 anni la perdano nel momento in cui lasciano il nostro Paese. Si tratta di un fattore che incentiva il lavoro nero. In terzo luogo bisognerebbe concedere ai “nuovi inquilini” di accedere anche ad abitazioni migliori rispetto a quelle che occupano attualmente, magari con condizioni di prezzo più vantaggiose di quelle di adesso.