Nei paesi dell’Unione europea e dell’Ocse prevalgono politiche sull’immigrazione che tengano conto anche del livello d’istruzione. In Italia le quote sono allocate solo in base alla data di presentazione. Come differenziare le politiche? Come introdurre procedure d’integrazione?
Attualmente nei Paesi Ue sono tre le tendenze che prevalgono sulle politiche sull’immigrazione: l’irrigidimento delle norme e delle procedure nei confronti degli immigrati con basso livello di istruzione, il tentativo di attrarre lavoratori molto qualificati, l’investimento nell’integrazione degli immigrati con nuove misure come i contrats d’accueueil e integrations. C’è dunque una sempre maggiore propensione a un diverso trattamento degli immigrati, non solo in base alle esigenze del mercato del lavoro, ma anche al fatto che i lavoratori più istruiti vengono assimilati con maggiore facilità nel nostro tessuto sociale. Restrizioni che servono per imporre una certa gradualità nei flussi.
L’Italia è in controtendenza non solo rispetto ai paesi Ocse, ma anche nell’ambito dell’Unione Europea. Da noi infatti le quote vengono allocate solo in base alla data di presentazione delle domande, non tenendo conto del livello di istruzione e della precedente esperienza lavorativa degli immigrati. Sorgono a questo punto tre quesiti.
E’ giusto differenziare le politiche dell’immigrazione per i lavoratori più istruiti anche nel nostro Paese? Per ora l’Italia non fa nulla per integrare gli immigrati. Un processo che consiste nel concedere il diritto di cittadinanza e il diritto di voto.
La cittadinanza deve essere concessa solo in base allo jus soli? Integrazione non vuol dire solo questo, ma anche certezza e semplificazione del quadro normativo per allontanare gli immigrati e chi offre loro occupazione dall’irregolarità e dal lavoro nero. Bisogna allora proporsi di avere meno procedure ad alto utilizzo di risorse amministrative e più incentivi all’integrazione.
E infine quali sono le soluzioni più opportune per facilitare l’integrazione degli immigrati e in che misura queste politiche sono compatibili con la discriminazione nell’accesso ai sistemi di protezione sociale e servizi pubblici da parte degli immigrati?
Gli approfondimenti
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Controlli, quelli alle frontiere sono inutili
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Il mercato del lavoro salvato solo dagli stranieri
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Ferie e orari ad hoc rompono le barriere
Senza il contributo degli stranieri le imprese rischiano di chiudere. Eppure il sistema è iniquo
di Emilio Tanzi, ricercatore del Cergas, coordina il corso di perfezionamento per manager dell’immigrazione: esperti nella gestione di aziende e utenti multietnici della Bocconi
Diversity tanta, management poco, Italia in ritardo
Lo scenario è demoralizzante e così gli extracomunitari vivono anche il lavoro in proprio come un rifugio
di Luca Massimiliano Visconti, coordinatore del Corso di perfezionamento per Manager dell’immigrazione della Bocconi