L’Italia ricominci da 4 (rigassificatori)
Intervista a Carlo Scarpa, professore di economia industriale all’università di Brescia
di Irene Consigliere
Per avere dei risultati concreti dalle fonti di energia alternativa come quella fotovoltaica, eolica, dell’idrogeno o delle biomasse bisogna aspettare ancora almeno una decina d’anni. A riferirlo è Carlo Scarpa professore di economia industriale dell’Università di Brescia che aggiunge inoltre che l’Italia deve darsi da fare in modo concreto su questo fronte nei prossimi cinque o sei anni perché altrimenti si troverà nei guai a causa della sua dipendenza dal gas naturale e quindi dalle richieste sempre più esose dei pochi produttori di questa materia prima come Russia e Algeria che hanno la possibilità di aumentare a loro piacimento i prezzi non avendo molta concorrenza. E anche l’Europa non si trova in una situazione molto più avanzata.
Quali sono le soluzioni alternative per risolvere questo problema?
Bisognerebbe costruire almeno altri quattro rigassificatori (oltre a quello già esistente di Panigalia di proprietà dell’Eni). In Italia però finora c’è stata una forte opposizione alla loro costruzione da parte delle diverse regioni che avrebbero dovuto ospitarli. Tra gli impianti programmati e che andrebbero realizzati in fretta ci sono quello di Brindisi, Rovigo e un altro in Toscana.
Ritiene che il processo di liberalizzazione sia positivo per il mercato dell’energia?
Anche se in Italia c’è ancora molto da fare, è fondamentale che il mercato sia aperto a diversi operatori e che la rete di distribuzione (Snam Rete Gas) venga separata dal fornitore. Al momento una legge (peraltro ancora molto vaga) è all’esame del governo che dovrebbe prendere provvedimenti per aumentare la concorrenza, ma la situazione resta ancora molto incerta, perché Eni, in mano alla quale rimane il nodo degli approvvigionamenti, ha comunque una grande capacità di manovra. Motivo per il quale permane una notevole discriminazione tra il monopolista e gli altri soggetti. Più stabile è invece l’andamento del mercato elettrico. Anche in questo caso però permane la dipendenza dal gas naturale.
Pensa che la Borsa elettrica abbia avuto una funzione importante?
Finora il suo ruolo non è stato molto determinante e a questo proposito bisognerebbe prendere esempio da analoghe strutture nel resto dell’Europa.