Importiamo l’86% del gas naturale. Se liquefatto ci rende meno dipendenti

Grazie a una normativa incentivante moltiplicati i progetti per terminali di rigassificazione

di Susanna Dorigoni direttore di ricerca dello Iefe Bocconi
La domanda di gas naturale in Italia subirà nei prossimi anni un’ulteriore crescita, trainata dal comparto termoelettrico, a fronte di una produzione nazionale in declino. Tale situazione si tradurrà in una maggiore dipendenza dalle importazioni che, stando all’Autorità per l’energia elettrica e il gas, già nel 2005 rappresentavano l’86% dei consumi. I nostri maggiori fornitori di gas sono Algeria (37,4%), Russia (31,8%), Olanda (10,9%), Norvegia (7,8%) e Libia (6,1%). Il gas è importato per il 95% via gasdotto, mentre una quota residuale è importata via nave fino all’impianto di rigassificazione di Panigaglia (La Spezia), attraverso la cosiddetta “filiera Gnl”, (Gas naturale liquefatto).

In Italia le prospettive di sviluppo di quest’ultima modalità di trasporto del gas sembrano essere buone. Si tratta di una tecnologia competitiva con il t r a s p o rto via pipeline sulle lunghe distanze, che sta sperimentando un notevole abbattimento dei costi e ampliando le possibilità di un suo più significativo impiego. Si consideri, a tale proposito, che i giacimenti più economici e vicini al nostro paese (Russia, Olanda e Algeria) producono già a pieno re g ime, e che, dunque, ulteriori importazioni saranno possibili v e rosimilmente solo a costi maggiori, rendendo competitive forniture da paesi più lontani sottoforma di Gnl: Qatar, Nigeria, Trinidad e Tobago, ma anche il relativamente vicino Egitto.

La costruzione di terminali di rigassificazione è favorita nel nostro paese da una regolamentazione piuttosto incentivante. Infatti, chi costruisce un simile impianto può essere esentato dall’obbligo di far accedere terzi allo stesso per una quota rilevante (80%) della capacità installata, potendo così disporne liberamente. Per queste ragioni si sta assistendo in Italia a numerose richieste di autorizzazione: al 31 marzo 2006 si contavano 10 progetti, anche se si prevede che soltanto 3 o 4 di essi verranno poi effettivamente portati a compimento. La costruzione di impianti Gnl è particolarmente importante se si tiene conto del processo di liberalizzazione del mercato in corso nell’Unione europea dal 1998. Le recenti riforme hanno posto fine ai tradizionali monopoli nazionali, introducendo la concorrenza tra gli operatori.

Tuttavia questa concorrenza esiste ad oggi (e in maniera assai limitata) solo tra importatori, mentre ciò non avviene tra gli esportatori, rappresentati da compagnie di stato di paesi extracomunitari (Russia, Algeria, Norvegia), operanti in regime di monopolio, e non in concorrenza tra loro per effetto del vincolo fisico ed economico relativo agli elevati costi di realizzazione di investimenti specifici in gasdotti. Da questo punto di vista il Gnl ha il pregio di poter collegare un mercato di consumo ad un maggior numero di potenziali venditori non determinando un vero e proprio legame fisico tra produttore ed acquirente, tipico invece del gasdotto.

In linea teorica, infatti, l’importatore è in grado di attivare forniture da esportatori diversi sulla base delle convenienze economiche relative, ovviamente nel rispetto dei contratti di importazione già siglati, che stanno però drasticamente diminuendo in durata a fronte del processo di liberalizzazione in atto. In conclusione, il Gnl è una tecnologia in rapida espansione in tutta Europa, grazie alle recenti innovazioni tecnologiche, alla maggiore flessibilità nelle importazioni che è in grado di consentire, e all’aspetto normativo, particolarmente favorevole. Questo fatto è indubbiamente apprezzabile, considerando la positiva contribuzione che tale modalità di trasporto è in grado di dare alla sicurezza di approvvigionamento, all’integrazione del mercato a valle della frontiera europea e alla flessibilità nelle forniture.
 
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