Mercato elettrico: ritardo annunciato
A luglio, con il recepimento della direttiva europea, si potrà scegliere liberamente il proprio fornitore. Ma a quattro mesi dall’apertura del mercato non sono ancora stati definiti i meccanismi e il nuovo assetto. Il rischio? Che per affrettare i tempi non si faccia attenzione all’impatto sullo sviluppo della concorrenza e sull’entrata di nuovi operatori
di Clara Poletti, direttore dello Iefe Bocconi
Dal primo luglio di questo anno tutti i clienti potranno scegliere liberamente il proprio fornitore di energia elettrica. Questa data rappresenta l’ultima tappa del processo di liberalizzazione della vendita al dettaglio di energia elettrica e segna l’ingresso delle famiglie nella categoria dei clienti cosiddetti “idonei”, cioè di quei clienti ai quali è riconosciuta la facoltà di approvvigionarsi nel mercato. Ancora oggi e fino al prossimo luglio, in Italia i clienti domestici sono obbligati a comprare energia elettrica esclusivamente dal loro distributore locale che, a sua volta, si approvvigiona da una società appositamente costituita, di proprietà del Ministero del Tesoro, chiamata Acquirente Unico Spa.
La scadenza del primo luglio per il completamento del mercato della vendita di energia elettrica è stata imposta dal Parlamento Europeo con la Direttiva 2003/54/CE del 2003 e conseguentemente recepita dalla normativa nazionale, la quale prevede che dal luglio 2007 a tutti i clienti, compresi i domestici, sia riconosciuta l’idoneità alla scelta del fornitore di energia elettrica. Questa tappa rappresenta un momento di svolta importante per il mercato elettrico italiano, nel quale sia i consumatori che le imprese ripongono molte attese. Il numero dei clienti idonei aumenterà da poco più di 7 a circa 35 milioni, in una proporzione di uno a cinque: si tratta di un vero salto dimensionale nello spessore potenziale del mercato. E’ tuttavia importante sottolineare come l’apertura del mercato, ed il conseguente passaggio dal sistema amministrato alla concorrenza, debba essere opportunamente guidato perché possa dare i benefici sperati.
Da un lato, infatti, le caratteristiche tecniche dei mercati elettrici ne fanno mercati particolarmente complessi e molto volatili. La sostanziale impossibilità di immagazzinare energia elettrica e la necessità di un dispacciamento centralizzato a livello nazionale richiedono forme di coordinamento sofisticate e sistemi in grado di gestire quantità molto elevate di informazioni. I clienti finali, specialmente quelli di piccole dimensioni, fanno fatica a comprenderne le dinamiche e risultano, pertanto, particolarmente vulnerabili. D’altro canto, nella valutazione del processo di liberalizzazione non appare ragionevole attendersi a che la completa apertura alla concorrenza della vendita al dettaglio possa portare nel breve termine a drastiche riduzioni dei prezzi. Non bisogna infatti dimenticare che, fatti salvi i costi commerciali, le condizioni di vendita applicate dal fornitore al proprio cliente non possono che riflettere i livelli di prezzo del connesso mercato all’ingrosso e che questo mercato è oggi scarsamente concorrenziale, con livelli di concentrazione ancora molto elevati.
E’ pertanto necessario che, con la completa apertura del mercato, siano attivati meccanismi di tutela dei clienti finali ed in particolare dei clienti domestici. La stessa Direttiva 2003/54/CE prevede che gli Stati membri possano imporre sia obblighi di servizio pubblico che obblighi di servizio universale. In particolare la Direttiva consente di identificare, per i clienti domestici ed, eventualmente, per le piccole imprese, un fornitore denominato “di ultima istanza” con l’obbligo di garantire la fornitura di energia elettrica, di una qualità specifica, a prezzi ragionevoli, facilmente comparabili e trasparenti.
Tuttavia, a quattro mesi dalla data di completa apertura del mercato siamo ancora lontani dall’aver definito tali meccanismi e dall’aver identificato i relativi assetti di mercato, in particolare con riferimento al fornitore di ultima istanza. La legge di recepimento della Direttiva ha iniziato il suo iter parlamentare ma non è ancora stata approvata. Il rischio è che a questo punto si opti per soluzioni affrettate, la cui attuazione sia compatibile con la scadenza del primo luglio. Le questioni in gioco, come si è detto, sono tuttavia molto rilevanti per il futuro del settore elettrico e dovrebbero essere opportunamente ponderate. In particolare nel disegno dei meccanismi di tutela particolare attenzione dovrà essere posta al loro potenziale impatto sullo sviluppo della concorrenza e sull’entrata di nuovi operatori.