Riforme impossibili in Italia? Non per l’Ocse

Secondo l'indicatore sulla riforma del mercato dei prodotti, nel nostro paese qualcosa si è mosso. L'Italia ha fatto meglio della Spagna

di Daniel Gros, direttore del Centre for european policy studies di Bruxelles

E’ vero che gli ostacoli politici alle riforme sono così duri da vincere in Italia? La debole performance dell’economia italiana negli ultimi anni sembra confermare l’immagine che il sistema politico italiano sia incapace di intraprendere le riforme necessarie per preparare il paese alle sfide della globalizzazione e dell’euro. E’ innegabile che i governi italiani che si sono succeduti nell’ultimo decennio non sono stati capaci di attuare riforme incisive, ma uno sguardo più attento rivela che importanti progressi si sono verificati sotto la superficie.

Una prima indicazione in questa direzione viene da un confronto internazionale eseguito da un organizzazione imparziale come l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L’Ocse pubblica regolarmente un cosiddetto indicatore per la riforma del mercato dei prodotti. Sulla base di questo indicatore di riforme strutturali, l’Italia ha fatto considerevoli passi avanti dall’inizio dell’Unione economica e monetaria. Paragonato a quello degli altri paesi della zona euro (comprese Spagna, Francia e Germania) i passi avanti sono stati addirittura più veloci, ma poichè il punto di partenza era peggiore, l’Italia è ancora per molti aspetti in ritardo e rimane in genere più pesantemente regolamentata rispetto agli altri grandi paesi dell’area euro. Dal punto di vista dell’indicatore Ocse, sembra quindi che l’Italia abbia fatto notevoli progressi, più della Spagna, per esempio, che pure è spesso additata come un paese veloce sul cammino delle riforme. Rimane ancora un certo distacco rispetto alle altre grandi economie della zona euro, ma esso si è ridotto in maniera relativamente veloce.

Tabella : Indicatori OCSE di riforme

 
Product market regulation
 
Administrative regulation
 
Economic regulation
 
 
1998
2003
Change
1998
2003
Change
1998
2003
Change
France
2.5
1.7
0.8
3.2
1.6
1.6
2.8
2.3
0.5
Germany
1.9
1.4
0.5
2.5
1.9
0.6
2.2
1.8
0.4
Italy
2.8
1.9
0.9
3.1
1.6
1.5
3.7
2.6
1.1
Spain
2.3
1.6
0.7
2.8
2.0
0.8
2.5
2.1
0.4

Un’altro segnale che qualche riforma è stata intrapresa in Italia viene dal mercato del lavoro. Nel corso dell’ultimo decennio, la disoccupazione (misurata) è calata costantemente e rispetto al passato il tasso di disoccupazione si avvicina ad un minimo. Ma il miglioramento si conferma anche in un’ottica internazionale. Fino a dieci anni fa, il tasso di disoccupazione dell’Italia era fermo al di sopra della media della zona euro, e circa tre punti percentuali al di sopra di quello della Germania. Oggi l’Italia fa leggermente meglio della media della zona euro, con un tasso che è di circa il 2% inferiore a quello della Germania. Il calo del tasso di disoccupazione italiano è dovuto essenzialmente ad un aumento dell’occupazione, mentre una parte di questo è probabilmente dovuto all’emersione di lavoro sommerso, cioè occupazione che già c’era. Ma se anche fosse così, rimane il fatto che, senza alcuna riforma per rendere il mercato del lavoro più flessibile, l’emersione non si sarebbe verificata.

Tutto sommato, si può quindi concludere che l’Italia, sebbene sia ancora in un certo ritardo rispetto ai suoi partner europei, non è un paese dove le riforme sono impossibili.

 
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