L’efficienza si costruisce a partire dalla scuola

La mancata riforma della pubblica amministrazione e la frammentazione della maggioranza e dei gruppi di interesse sono, per Angelo Panebianco, docente universitario ed editorialista del Corriere della Sera, i principali ostacoli alle riforme economiche

di Irene Consigliere

Sono soprattutto due gli ostacoli che frenano le riforme economiche nel nostro Paese: la frammentazione della coalizione di maggioranza al governo, che fa sì che esistano solo partiti di media e piccola grandezza che non hanno forza parlamentare, e dei gruppi d’interesse, come i sindacati che hanno poteri di veto alle decisioni del governo. A sostenerlo è Angelo Panebianco, professore di relazioni internazionali all’Università di Bologna e di teoria dello stato all’Università “Vita e Salute” San Raffaele.

Quali sono i settori che necessitano di essere riformati e liberalizzati con maggiore urgenza?
Non è un caso che per ora siano state toccate dalla liberalizzazione le libere professioni dove le parti sociali non hanno interesse a intervenire. Tra i settori che avrebbero invece bisogno di un cambiamento che ne possa accrescere l’efficienza e la competitività ci sono prima di tutto la pubblica amministrazione e la scuola dove però i sindacati hanno una grossa influenza e si oppongono, per esempio, alla scelta da parte dei presidi degli insegnanti. A questo proposito è interessante notare che né i governi di sinistra né quelli di destra sono riusciti nel compito di rinnovare in modo efficace i servizi.

Perché risulta ancora difficile avere un mercato dell’energia libero dove possano concorrere diversi operatori?
Anche in questo caso i monopolisti possono contare sull’appoggio dei sindacati perché una liberalizzazione del settore comporterebbe per esempio una diminuzione temporanea del numero degli addetti.

Come pensa che si muoverà il governo in merito alla riforma delle pensioni e al mercato del lavoro?
Si tratta di vedere se faranno saltare la riforma Maroni. A quanto pare l’intenzione sembra quella. Per quanto riguarda il lavoro credo che la legge Biagi, anche se viene considerata uno spauracchio ideologico, potrà essere corretta, ma non abrogata, perché il governo è consapevole del fatto che le imprese non sono d’accordo con la sua eliminazione.

Quale il metodo che potrebbe consentire un maggiore riformismo?E’ forse la “concertazione” a impedirlo?
Finché non ci saranno coalizioni di governo più unite non funzionerà nessun metodo.

E infine che cosa impedisce al governo di riformare l’iter della finanziaria, sul modello per esempio di ciò che accade in Gran Bretagna, dove il budget non viene emendato?
E’ la debolezza della coalizione di maggioranza che spinge l’esecutivo a fare una legge “monstrum” e lunga da approvare nella quale sono presenti diversi emendamenti che singolarmente non passerebbero.

 
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