Gli ostacoli politici alle riforme economiche

Perché è così difficile espandere l’ambito dei mercati concorrenziali?

di Guido Tabellini, presidente Igier Bocconi

In molti paesi dell’Europa continentale, e soprattutto in Italia, c’è un divario enorme tra la realtà economica e la realtà politica.

Al contrario di quanto avviene in altri paesi industriali o in via di sviluppo, l’economia cresce lentamente e stenta a trarre vantaggio dalle innovazioni tecnologiche che altrove hanno portato ad una rapida crescita della produttività. Le ragioni di fondo di questo declino economico sono note e largamente condivise. In Italia e in altri paesi europei, il buon funzionamento dell’economia di mercato è ostacolato da una molteplicità di fattori che conferiscono piccoli o grandi privilegi ad alcune categorie, a scapito della collettività, e da una eccessiva invadenza dello Stato nell’economia.

Ma questi ostacoli, sebbene ben noti, non sono rimossi perché i governi non hanno la forza politica per farlo. La realtà economica imporrebbe urgentemente riforme che, dal punto di vista tecnico, non porrebbero particolari problemi di attuazione. Ma tutti i partiti, indipendentemente dal loro colore politico, guardano da un'altra parte. A parole, tutti avvertono l’esigenza delle riforme. Nei fatti, nessuna forza politica, di governo o di opposizione, propone di affrontare davvero il declino economico con le riforme efficaci che sarebbero necessarie.

La realtà economica non cambierà. Fino a che le riforme economiche non saranno realizzate, il declino economico continuerà. Anzi, più si aspetta, più il problema si aggrava, perché la nostra popolazione invecchia e i paesi oggi emergenti si sviluppano e acquistano vantaggi competitivi.

Cosa è possibile fare perché cambi la realtà politica? Perché vi è questo divario tra le due realtà? E’ possibile che la nascita della moneta unica abbia ampliato il divario tra realtà economica e realtà politica, perché ha attenuato i segnali di emergenza che vengono dalla situazione economica? Se è così, cosa è possibile fare per riavvicinare le due realtà? E quali lezioni è possibile trarre da altri paesi che sono riusciti ad attuare riforme efficaci?

Sommario

Riforme impossibili in Italia? Non per l’Ocse
Secondo l’indicatore sulla riforma del mercato dei prodotti, nel nostro paese qualcosa si è mosso. E l’Italia ha fatto meglio della Spagna
di Daniel Gros, direttore del Centre for european policy studies di Bruxelles

L’oligopolio in politica non può creare concorrenza
Nel paese degli one man party uno spettro politico fossilizzato non rispecchia la vera articolazione degli interessi e penalizza il riformismo
di Lapo Berti, economista, dirigente Antitrust

Il modello elettorale tedesco per rinnovare il Paese
È la soluzione proposta da Bruno Tabacci, deputato Udc che ritiene superato il metodo della concertazione con i sindacati, che fanno gli interessi di una fascia già tutelata
di Irene Consigliere

Perché vale la pena far crescere l’economia
Lo sviluppo economico, sostiene Benjamin Friedman, rende una società più aperta, tollerante e democratica
di Benjamin Friedman, economista di Harvard

Come ti convinco il tassista
I costi elettorali delle riforme strutturali frenano spesso i politici dall’intraprenderle. Eppure cambiare le regole è possibile, e non solo durante i periodi di recessione
di Vincenzo Galasso, docente di Economia politica alla Bocconi

L’efficienza si costruisce a partire dalla scuola
La mancata riforma della pubblica amministrazione e la frammentazione della maggioranza e dei gruppi di interesse sono, per Angelo Panebianco, docente universitario ed editorialista del Corriere della Sera, i principali ostacoli alle riforme economiche
di Irene Consigliere

Liberalizziamo i servizi locali
E’ la convinzione di Nicola Rossi, economista e deputato, che sostiene che solo in questo modo il nostro Paese può competere con il resto dell’Europa
di Irene Consigliere

 
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