Sopravvivere alla sfida asiatica si deve, coglierne le opportunità si può.
Come ogni crescita impetuosa, anche quella cinese rischia di minare le proprie stesse fondamenta, se non saranno tenute sotto controllo alcune variabili così delicate da costituire delle fragilità. I prezzi si stanno surriscaldando soprattutto nelle regioni costiere, l’ambiente viene sfruttato senza cautele e i bilanci delle banche a controllo statale destano più di qualche allarme.
E in seguito all’ingresso nella Wto quale ruolo sta assumendo la Cina negli equilibri geopolitici ed economici? Potrà aiutare a evitare il fallimento del Doha Round o, al contrario, favorirà l’insorgere dei regionalismi?
Anche la risposta occidentale all’aggressività commerciale cinese apre scenari inquietanti, fatti di dazi antidumping e altre armi di un arsenale protezionistico che pareva ormai sotterrato. Tanto più che in prospettiva la macchina produttiva della Cina sta cambiando: oltre ai settori tradizionali dell’industria pesante intende conquistare posizioni di mercato e capacità innovativa anche in settori a elevato dinamismo tecnologico (autoveicoli, elettrodomestici, elettronica di consumo, telefonia mobile, trasporto terrestre su levitazione magnetica, aerospazio, nucleare…).
Le imprese italiane e occidentali dovranno reagire al mutamento di scenario, non solo tramite la delocalizzazione di intere produzioni manifatturiere, ma anche con la costruzione di reti distributive per i beni di consumo del “made in Italy”, accordi produttivi, joint venture e investimenti diretti a totale controllo. E i più ottimisti già intravedono degli spazi per investimenti diretti italiani in Cina in alcuni settori di servizi (tecnologici, professionali ecc.).
Gli approfondimenti:
Cina, se la conosci la eviti?
Potenza produttiva, bolla speculativa del mercato borsistico, sistema previdenziale al collasso, investimenti in ricerca e sviluppo che crescono al ritmo del 20% l’anno. Ritratto di un paese che in pochi anni è diventato la terza potenza economica mondiale.
di Fabrizio Onida, presidente del Cespri Bocconi
L’Asia e l’arte di un fisco leggero
Allo Stato non è riconosciuta nessuna funzione di ridistribuzione del reddito e non ci sono meccanismi di welfare avanzati come quelli occidentali perché l’obiettivo condiviso non è l’equità ma la crescita. Il livello di prelievo è destinato ad aumentare ma senza arrivare a quello europeo.
di Paola Profeta, professore associato di economia pubblica alla Bocconi
Cina, una fabbrica che deve garantire il riso a 800 milioni di persone
ll futuro dell’élite di Pechino dipende dalla capacità di risolvere il problema della fame, secondo Vittorio Volpi, presidente di Ubs Italia e coautore di “Asia al centro”.
di Fabio Todesco
L’India segue le tracce della Cina anche nel lusso
I marchi francesi sono partiti in anticipo, ma gli italiani iniziano a muoversi. E intanto scarseggiano le location.
di Stefania Saviolo, co-direttore del Master in fashion, experience and design management della Sda Bocconi
Ogni tigre è innovativa a modo suo
Taiwan, Corea, Cina e India curano lo sviluppo delle competenze tecnologiche, del capitale umano e dei commerci. E i politici sono dei facilitatori.
di Franco Malerba, direttore del Cespri Bocconi
Bangalore gioca le sue carte in trasferta. E vince
Un mix tra esportazioni e investimenti diretti caratterizza l’espansione delle aziende indiane nel Vecchio continente.
di Vikas Kumar, assistant professor dell’istituto di strategia ed economia aziendale della Bocconi
Nella produzione di qualità l’argine all’avanzata cinese
Intervista a Giorgio Sacerdoti, presidente dell’Organo d’appello del Wto e professore di diritto internazionale alla Bocconi.
di Irene Consigliere