03 maggio 2007

Il dollaro, Wall Street e la caduta libera

Le conseguenze in Europa di un dollaro debole e una borsa Usa forte

di Irene Consigliere

Quota tredicimila. E’ il livello record superato dal Dow Jones la settimana scorsa grazie ai brillanti utili delle società quotate sull’indice. Dall’altra parte c’è però un’economia americana che dimostra di avere problemi di crescita con un Pil che è salito al di sotto delle attese, dell’1,3% contro l’1,8% atteso dagli analisti. Anche il dollaro continua la sua fase di debolezza. Sempre la settimana scorsa l’Euro ha raggiunto il cambio più alto dal 2004: 1,3669 dollari. Il dollaro debole spaventa anche il Vecchio Continente che dal canto suo ha paura che la sua fase di benessere possa essere frenata e che le esportazioni ne possano risultare svantaggiate.

Tanto che a questo punto la Bce dopo un ritocco al rialzo dei tassi previsto dai mercati per giugno, dovrebbe cominciare a invertire la sua manovra. Una fase contraddittoria, quella che interessa la valuta americana, che secondo gli esperti di Credit Suisse non dovrebbe comunque durare a lungo. Tra i fattori che lo dimostrano ci sono il fatto per esempio che molti titoli quotati non sono affatto cari, la valuta Usa sembra ormai sottovalutata e che la fase di dollaro debole dura generalmente sette anni, ma verso il quinto anno dovrebbe cambiare direzione.


Approfondimenti

L'america frena, l'euro vola ai massimi di Marika de Feo, Corriere della Sera, 28 aprile 2007

Per l'economia Usa espansione moderata di Marco Valsania, Il Sole 24 Ore, 26 aprile 2007
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